Blender tutorial: il rendering fotorealistico

figINTRO

Molte volte dedichiamo giorni a modellare con precisione, texturizzare nei minimi dettagli, illuminare con la massima accuratezza il nostro 3D eppure… quando lanciamo il rendering e osserviamo il risultato c’è sempre qualcosa, che non sappiamo nemmeno bene definire, che ci fa saltare subito all’occhio il fatto che non è una foto ma un render. E’ quel fastidioso effetto di artificiale, finto, che spesso non abbiamo idea come togliere da un progetto che è stato curato in ogni parte ma che non rende come dovrebbe. E non basta andare a mettere le sedie leggermente disassate, il muretto irregolare, le persone, le texture dell’asfalto sporche, tutti i particolari che simulano il naturale disordine delle cose nel mondo reale.

Lo step che ancora manca è che noi siamo abituati a guardare fotofatte da apparecchi fotografici che attraverso l’obiettivo e il sensore (o la pellicola) processano, filtrano, le informazioni luminose, alterandole in maniera minima ma percettibile. Il nostro cervello quando guarda una foto (e un render) inconsciamente si aspetta di vedere queste imperfezioni, anche se non saprebbe individuarle, e tutto ciò che ne è privo risulta finto.

Nello specifico una macchina fotografica altera, attraverso le lenti e il sensore, le seguenti caratteristiche:

  1. colore (contrasto, luminosità, saturazione, tonalità)
  2. dispersione (coerenza di comportamento delle varie frequenze luminose attraverso il vetro delle lenti)
  3. risoluzione (precisione del dettaglio)
  4. vignettatura (disuniformità di luminosità sulla superficie del sensore)

Quindi, se vogliamo che il nostro render sia più simile a quel che il nostro cervello si aspetta, dobbiamo in post produzione mettere mano all’immagine per intervenire sui problemi sopra citati, al fine di sporcare l’immagine e renderla più reale.

Tutto ciò in Blender si attua nel Node Editor, nello specifico nel Compositor
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Qui possiamo manipolare l’immagine attraverso una serie ricchissima di nodi specifici.

Come fare.

  1. Entriamo in Node Editor
  2. selezioniamo Compositing Nodes (icona 2 delle 3 in basso) s
  3. puntiamo Use Nodes e Backdrop (ci permette di vedere il risultato direttamente nella stessa finestra)
  4. aggiungiamo i nodi con SHIFT+A
  5. colleghiamo i nodi tra loro

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Iniziamo aggiungendo un nodo Output/Viewer e lo colleghiamo al Render layer: questo ci permette di visualizzare il render nel
fondale. Il nodo Composite invece, già presente e collegato, è il risultato finale. Questo perchè possiamo mettere quanti nodi Viewer vogliamo, per vedere lo stato del nostro compositing in vari punti dellla catena di nodi.
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Colore.

Ora, aggiungiamo un nodo Color/Brightness and Contrast per iniziare ad impratichirci: si comporta esattamente come il comando in
Photoshop, e ci permette di lavorare sulla luminosità ed il contrasto, per avvicinarli di più al reale. Se vogliamo ritoccare ancora la parte colore possiamo aggiungere nodi come Color/RGB Curves o Color/Hue Saturation Value o comunque tutti quelli presenti nella sezione Color.

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Dispersione.

Passiamo poi al discorso della dispersione, ovvero il fatto che quando un fascio di luce che attraversa una lente rimane solidale al centro, mentre più ci avviciniamo al bordo più i raggi delle varie frequenze di colore tendono a separarsi, avendo diversi valori di diffrazione, questo comporta un impastamento negli angoli dovuto ai colori che si mescolano tra loro.

Aggiungiamo quindi un nodo Distort/Lens distortion e andiamo a mettere un valore di 0.02 alla dispersione, noteremo negli angoli il fenomeno di dispersione palesarsi. Se siamo in grandangolo può essere utile aggiungere anche una leggera distorsione a simulare l’effetto barile comune nei grandangoli spinti.

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Risoluzione.

La risoluzione di un render è perfetta in ogni suo punto, quella di una foto no, per diversi motivi: l’imperfezione delle lenti, il sistema Bayer di scrittura dei colori sul sensore, la rumorosità dell’immagine dovuta alla dimensione dei pixel.

Per simulare questo abbiamo un metodo molto semplice: aggiungere un nodo Filter/Blur e selezionare Gaussian con un valore di X=1 e Y=1. Questo toglie la perfezione del render dando una più verosimile morbidezza ai dettagli.

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Vignettatura.

Infine, la vignettatura, ovvero semplificando di molto, il fatto che una foto, essendo un ritaglio rettangolare da un flusso luminoso circolare (la lente), avrà negli angoli una luminosità inferiore e questi appariranno più bui del centro.

Per simulare questo effetto dobbiamo creare in un software di fotoritocco un’immagine come in FIG. 7 e poi caricarla nel Compositor Input/Image. Per aprire un nodo immagine clicchiamo sull’icona della cartella e selezioniamo la nostra immagine. Poi, per sovrapporla al nostro render, dobbiamo mettere un nodo di fusione di più sorgenti, ovvero Color/Mix su cui poi selezioneremo Multply e attaccheremo a questo il render processato dai nodi precedenti più l’immagine della vignettatura. Il fattore di moltiplicazione ci permette di rendere più o meno incisiva la presenza della vignettatura.
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Siamo pronti, colleghiamo il nostro nodo Multiply al nodo Composite e al Nodo Viewr per vedere l’anteprima sul fondale e constateremo che la nostra immagine è cambiata completamente, aggiungendo realismo e naturalezza al rendering.

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Riccardo Covino